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 METAVILLAGE - UN VIAGGIO ALLA RICERCA DI STORIA, DI TRADIZIONI E LEGGENDE
 
La Basilicata
La Basilicata , chiamata anche Lucania, è una regione dell'Italia meridionale con circa 600.000 abitanti. Confina a sud est con il mar Ionio (golfo di Taranto), a est con la Puglia, ad ovest con la Campania, a sud-ovest con il mar Tirreno e a sud con la Calabria. I suoi confini sono cambiati nel corso della storia e attualmente sono spesso segnati dalla morfologia del territorio, come accade per il confine con la Puglia segnato dai fiumi Ofanto e Bradano e con la Calabria segnato da alcuni massicci dell’ Appennino lucano, tra cui il Pollino. È geograficamente compresa tra le latitudini di 41° 8’ 16’’ e 39° 53’ 47’’ Nord, e le longitudini 15° 20’ 33’’ e 16° 52’ 31’’ Est di Greenwich. È amministrativamente ripartita nelle province di Matera e di Potenza che ne è il capoluogo regionale. La Basilicata si estende per 9.992 kmq (il 3,3% del territorio nazionale) e conta 609.556 abitanti (1995); è quindi una regione piccola e scarsamente popolata: 61 abitanti per kmq, meno di 1/3 della media nazionale. 





Matera
Matera (in dialetto materano Matàr), città UNESCO nota in tutto il mondo per gli storici rioni "Sassi", è un comune di 59.569 abitanti (ISTAT, stima del giugno 2006), capoluogo dell'omonima provincia e seconda città della Basilicata. Matera è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni durante la seconda guerra mondiale

La Storia di Matera
Matera È ormai certo che il suo territorio fu abitato ininterrottamente fin dal paleolitico. In età ellenica la zona fu sotto l'influsso delle popolazioni della Magna Grecia, successivamente accolse fuggiaschi di Metaponto e di Eraclea (dai quali proviene probabilmente il nome Met+Era). 

Le origini della città risalirebbero al consolato di Metello (III sec. a.C.), che la battezzò Metheola. Nel 664 d.C. Matera passò sotto il dominio longobardo e venne annessa al ducato di Benevento, ma in seguito all'invasione dei Franchi subì gravi devastazioni. 

Le testimonianze più importanti risalgono alla prima fase medievale, ai secoli VII e VIII che videro lo stabilirsi nelle numerose grotte comunità monastiche benedettine e greco-ortodosse. I secoli IX e X furono caratterizzati da aspre lotte fra saraceni e bizantini, che tentarono più volte di impadronirsi della regione, e gli imperatori tedeschi, in particolare Ludovico II, che tentarono di scacciarli distruggendo però la città. 

Dopo l'insediamento dei normanni in Sicilia, nel 1043 Matera fu retta dal conte Guglielmo Bracci di Ferro. Nei secoli seguenti, fra pestilenze e terremoti, Matera passò anche attraverso una breve fase comunale per approdare nel XV secolo ai d'Aragona e attraverso quest'ultimi, ai conti Tramontano. Nel 1514, però, la popolazione inferocita dalle ingiustizie e dalla violenze subite insorse e uccise il conte Giovanni Carlo Tramontano. Nel 1633, in epoca spagnola, Matera uscì dalla provincia pugliese di Terra d'Otranto, di cui fino ad allora era parte integrante, diventando capoluogo della Basilicata. 

Tale titolo le rimase fino al 1806, quando Giuseppe Bonaparte trasferì le competenze a Potenza. Nel 1927 la città divenne capoluogo di provincia. Occorre ricordare che nel 1935 la provincia di Matera ospitò il confino dello scrittore, medico e pittore Carlo Levi, il quale, sulla scorta di quella che divenne un'esperienza umana profonda, nel 1945 pubblicò il romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Nel 1975, alla sua morte, Levi venne seppellito per sua volontà ad Aliano. 

Il 21 settembre il popolo materano insorge contro l'oppressione esercitata dall'occupazione nazista, dopo che questi demolirono il "palazzo della milizia" con all'interno 11 persone, tra cui Natale e Francesco Farina, rispettivamente figlio e padre, quest'ultimo recatosi nell'edificio prima della demolizione pagando un riscatto tentando di far liberare il figlio. Altre dieci persone trovarono la morte a seguito dei mitragliamenti tedeschi in ritirata. 

Matera fu la prima città italiana a insorgere contro i nazisti e per questo insignita della medaglia d'argento al valor militare. Nel 1948 nacque la questione dei sassi di Matera, sollevata da Palmiro Togliatti prima, e da Alcide De Gasperi dopo. I Sassi divennero il simbolo nazionale dell'arretratezza e del sottosviluppo del meridione d'Italia. 

Nel 1952 si giunse allo stanziamento di fondi per la costruzione di nuovi quartieri residenziali che svilupparono la città nuova nella quale confluirono le 15.000 persone che abitavano le case-grotta. Di questi nuovi quartieri quello realizzato dall'INA-Casa, denominanto Le "Spine Bianche", rappresenta un opera di grande rilevanza architettonica di quella corrente Neorealista del Razionalismo italiano del secondo dopoguerra







I Sassi di Matera
I Sassi di Matera costituiscono il centro storico della città di Matera. Il Sasso "Caveoso"' ed il Sasso "Barisano", insieme al rione "Civita", formano un complesso nucleo urbano, oggi così denominato. I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1993. 

Sono stati il primo sito iscritto dell'Italia meridionale. L'iscrizione è stata motivata dal fatto che essi rappresentano un ecosistema urbano straordinario, capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico i modi di abitare delle caverne fino alla modernità. I Sassi di Matera costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse della natura: acqua, suolo, energia. 

La "città della pietra", centro storico di Matera scavato a ridosso del burrone, è abitata in realtà almeno dal Neolitico: alcuni tra i reperti trovati risalgono a 10mila anni fa, e molte delle case che scendono in profondità nel calcare dolce e spesso della gravina, sono state vissute senza interruzione dall'età del bronzo (a parte lo sfollamento forzato negli anni sessanta). Matera, canale per la raccolta delle acque in cisterna Il Sasso Barisano Il Sasso Caveoso con vista di Santa Maria de IdrisI Sassi sono davvero un "paesaggio culturale", per citare la definizione con cui sono stati accolti nel Patrimonio mondiale dell'Unesco. 

Il Sasso Barisano, girato a nord-ovest sull'orlo della rupe, se si prende come riferimento la Civita, fulcro della città vecchia, è il più ricco di portali scolpiti e fregi che ne nascondono il cuore sotterraneo. Il Sasso Caveoso, che guarda invece a sud, è disposto come un anfiteatro romano, con le case-grotte che scendono a gradoni, e prende forse il nome dalle cave e dai teatri classici. 

Un paesaggio in parte invisibile e vertiginoso, perché va in apnea in dedali di gallerie dentro la pietra giallo paglierino del dorso della collina, per secoli difesa naturale e ventre protettivo di una città che sembra uscita dal mistero di una fiaba orientale. "Grotte naturali, architetture ipogee, cisterne, enormi recinti trincerati, masserie, chiese e palazzi, si succedono e coesistono, scavati e costruiti nel tufo delle gravine" scrive Pietro Laureano nel suo libro Giardini di pietra. 

Laureano, architetto ed esperto dell'Unesco per le zone aride e per la civiltà islamica, è stato uno dei primi a ristrutturare ed abitare una casa nel Sasso Barisano. Molti lo hanno seguito, dopo gli anni dell'abbandono. Oggi, da una grotta di tufo millenaria, dirige un ufficio del Comitato delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, e sta lanciando una banca dati sulle conoscenze tradizionali. Facciate rinascimentali e barocche si aprono su cisterne dell'VIII secolo, trasformate in abitazioni. 



Chiese bizantine nascondono pozzi dedicati al culto di Mitra. Alcuni ipogei sono stati scavati a più riprese fino agli anni cinquanta, altri murati e dimenticati, nascosti nei fianchi della collina. Il Palombaro lungo, l'immenso serbatoio d'acqua sotto piazza Vittorio Veneto, ha delle sezioni costruite tremila anni fa, mentre le più recenti sono del 1700. I Sassi, la città popolare, insieme alla Civita aristocratica e medievale eretta su un'antica acropoli, sono in effetti un palinsesto pieno di sorprese, anche se sembrano immobili e compatti, chiusi nella pietra nuda a tratti appena corretta da una mano di calce. 

"Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c'è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche. Ma quando uscii dalla stazione, un edificio moderno e piuttosto lussuoso, e mi guardai attorno, cercai invano con gli occhi la città. 

La città non c'era. Allontanatami ancora un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo Iato era fiancheggiata da vecchie case, e dall'altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera". La descrizione di Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli evoca uno spalancare d'occhi. Alla sorella, che fa da voce narrante, i Sassi appaiono come due mezzi imbuti separati da uno sperone di roccia, la Civita, e la chiesa bianca di Santa Maria de Idris, "che pareva ficcata nella terra". I due mezzi imbuti sono i Sassi, e per Levi hanno la forma "con cui, a scuola, immaginavamo l'Inferno di Dante".

Levi, spedito al confino in Lucania dal regime fascista, visita i Sassi quando sono all'apice di un collasso demografico che era iniziato quattro secoli prima. Gli abitanti erano aumentati in maniera esponenziale e la pastorizia era in declino: sulle case nella roccia erano stati sopraelevati più piani, erano spariti gli orti e i giardini pensili, e le cisterne erano state riadattate a monolocali in cui intere famiglie convivevano con muli e pecore. 

Interno dei Sassi San Pietro Caveoso Grotte sul versante opposto della GravinaMa quelli che allo scrittore in esilio erano sembrati i gironi dell'Alighieri, in realtà facevano parte di un sistema complesso ed efficiente. La pianta dell'antica Matera vista dall'alto, si presenta come un'omega greca. Piazza del Sedile, nella Civita, appare in equilibrio tra il Caveoso e il Barisano. Si scende nei Sassi per delle arcate, che sembrano dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d'irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, in alcune case ci sono fino a sette cisterne. 

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie. Nelle case, la luce arriva dall'alto come in una casbah nordafricana, e la temperatura è costante a 15 gradi, con la massa termica del tufo marino che funziona da climatizzatore. Se i raggi del sole d'estate, perpendicolari e roventi, rimangono fuori, d'inverno, obliqui, scivolano sul fondo delle grotte. 

Questo degradare e sovrapporsi di case e casette, è solo apparentemente caotico, perché poi risulta costruito con molti accorgimenti. Ma la discesa nei Sassi è una sorpresa continua. Tra viottoli e gradini si arriva in formidabili complessi monastici scavati nella roccia, Cenobi benedettini e laure bizantine, in cui le celle di monaci si stringono intorno a una chiesa sotterranea. Intorno all'anno 1000, Matera si riempì di monaci basiliani, che portarono le esperienze religiose e artistiche dei confratelli delle chiese rupestri dell'Anatolia e della Siria. 

La pietra dei Sassi si apre in conventi straordinari come la Madonna della Virtù, San Nicola dei Greci, Santa Lucia alle Malve. Difficile distinguere le influenze: si trovano iconostasi ortodosse in chiese a pianta latina. Gli affreschi sono meno rigidi di quelli degli anacoreti dell'Asia minore, le madonne meno regine e più popolane, cosa che deve essere piaciuta a Pier Paolo Pasolini, quando girò Il Vangelo secondo Matteo. 

A fare raffronti, la struttura dei Sassi ricorda la splendida Mistrà in Laconia, "la città ad alveare", che sopravvisse dieci anni in libertà dopo la caduta di Bisanzio. È una struttura dovuta al sistema della raccolta delle acque tipica dei centri bizantini - sostiene Laureano - che ritroviamo in altri insediamenti rupestri in Puglia e Basilicata, da Massafra a Gravina in Puglia. È allo studio dell'Unesco un progetto per far entrare anche questi luoghi nella lista del Patrimonio dell'Umanità: un parco di "paesaggi culturali" di cui i Sassi di Matera saranno l'epicentro. 



Mel Gibson, mentre percorreva le rampe e i passaggi che s'inoltrano labirintici nei Sassi di Matera, alla ricerca degli angoli giusti per installare i set delle riprese per il suo La Passione di Cristo, perse - parole sue - la testa. Per un australiano, cresciuto come attore e regista al sole di Hollywood, le ombre delle case che dopo l'ingresso diventano grotte, "quei blocchi di pietra, le parti della città antiche di 2000 anni", erano estranee alla modernità e quindi perfette per ambientare il film sugli ultimi giorni di Gesù

Il dialetto di Matera
Il dialetto materano rientra nel gruppo dei dialetti meridionali medi; presenta forti affinità con il gruppo dei dialetti pugliesi, specie rispetto ai baresi ed in misura minore ai tarantini. Conserva tuttavia delle peculiarità, come la quasi totale assenza di suoni vocalici ed effetti di inversione vocalica rispetto all'italiano. Esempi:
•le «i» diventano «u» e viceversa («la burr» è la birra, «u birr» è il burro) 

•le «e» diventano spesso «a» («Matàr» è Matera) 

•le «a» diventano a volte «e» («u pen» è il pane), a volte «o» («la momm» è la mamma) 

•le «o» diventano spesso «e» («la pest» è la posta) 

•il vino è «u mmhrh», senza alcuna vocale, come «Marhjh», Maria o «'na lhrh», una lira; la stragrande maggioranza dei vocaboli ha questa totale assenza di suoni vocalici, rendendola il suono tipico della materanità. 

Tipici proverbi:
•«Ci sckjt 'ngjl 'mbocc s' chegghj» («Chi sputa in cielo si coglie in faccia»)
•«Ci s' vond sil sil nan val mong n' fasil» («Chi si vanta solo solo non vale nemmeno un fagiolo») 
•«Attok u' cid a do voul u' patrn» («Attacca l'asino dove vuole il padrone») 

Cinema Matera
Matera per il suo suggestivo carattere paesaggistico è stata scelta spesso come ambientazione di diversi film. Tra i più noti:
•1953: La lupa, diretto da Alberto Lattuada. 

•1962: Gli anni ruggenti, con Nino Manfredi. 

•1963: Il Demonio, diretto da Brunello Rondi. 

•1964: Il Vangelo secondo Matteo, diretto da Pier Paolo Pasolini. 

•1979: Cristo si è fermato a Eboli (film), diretto da Francesco Rosi. 

•1981: I tre fratelli, diretto da Francesco Rosi. 

•1985: King David, con Richard Gere. 

•1990: Il sole anche di notte, diretto da Paolo e Vittorio Taviani. 

•1995: L'uomo delle stelle, diretto da Giuseppe Tornatore. 

•1998: Del perduto amore, diretto e interpretato da Michele Placido. 

•2003: La Passione di Cristo, diretto da Mel Gibson. 

•2006: Omen 666, diretto da John Moore. 

•2006: Nativity, diretto da Catherine Hardwick. 

•2006: Fiction Artemisia Sanchez, regia di Ambrogio Lo Giudice con Fabio Fulco e Lucio Dalla. 

Da Visitare a Matera
Matera anche essendo una città piccola è ricca di monumenti storici, oltre i Sassi.
Chiese e Santuari
Santa Maria della Bruna
Matera In una posizione preminente rispetto ai Sassi, si erge, imponente e bella la Cattedrale di Matera. È una costruzione, che nella facciata principale esprime tutto il suo lessico tipicamente romanico, valorizzato dallo splendido rosone del partito superiore inquadrato da esili colonnine sovrapposte e sostenute da quattro figure. Il tempio intitolato a Santa Maria della Bruna è stato completato nel 1270 al tempo della dominazione angioina. L'interno è a tre navate, restaurato nel XVIII secolo, conserva allo stato originale, il coro ligneo del 1453, la cappella dell'Annunziata del 1500 e il presepe di Altobello Persio. Nel XVIII secolo vengono rifatti anche l'abside e il campanile a pianta quadrata.

Madonna della Palomba
Matera La Chiesa di Santa Maria della Palomba, poco distante da Matera, contigua alla primitiva chiesa rupestre dedicata allo Spirito Santo è edificata nella seconda metà del XVI secolo. Il prospetto principale esprime un delicato contrasto chiaroscurale dovuto al leggero aggetto degli elementi architettonici e alla preminenza dei pieni sui vuoti. Il portale sovrastato da una pregiata scultura della Sacra Famiglia attribuita a Giulio Persio, scultore materano, è affiancato da lesene che nel partito superiore descrivono tre arcate cieche. Nell'arcata centrale, il rosone è sovrastato da una nicchia con la statua di San Michele. Il campanile a vela, decentrato rispetto al portale conclude la facciata centrale. Il santuario fu costruito su una grotta preesistente, dove forse già dei tempi antichi, era venerato l'attuale affresco della Vergine col Bambino, attribuito al XIII - XIV secolo. Il 4 luglio 1579, all'indomani della festa della Visitazione della Vergine, l'Immagine avrebbe cominciato ad operare "continui miracoli d'ogni sorta" guarendo un gran numero di persone da varie malattie, in particolare dall'ernia. Con le elemosine lasciate dai devoti furono scavate le fondamenta di una grande chiesa che l'Arcivescovo di Matera dedicò alla Presentazione della Vergine.

Santa Maria di Picciano
Matera Il santuario sorge a 18 chilometri da Matera sul colle che fiancheggia la strada di Gravina ed è ancora oggi meta si pellegrinaggi e luogo di culto. Fondazione monastica medievale, ha raggiunto il suo massimo splendore durante la Commenda dei Cavalieri di Malta. Nel XII secolo Picciano apparteneva alla religione dei Templari e, dopo la breve presenza degli Agostiniani, rimase ai Cavalieri di Malta dell'ordine militare. Un portale romanico ad occidente dava accesso al Tempio, anticamente ad aula unica. Arricchita da due navate laterali del XVII - XVIII secolo, la Chiesa subisce notevoli trasformazioni, specialmente nel prospetto principale. 
Castelli
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•Il Castello di Picciano
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•Il Castello di Monacelle
•Il Castello di Santa Candida
•Il Castello di San Francesco
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